...testa, gambe, cuore, pioggia sole vento mota, #AlwaysRandagi...

RANDAGI SI NASCE #5

RANDAGI SI NASCE #5

di Mister #SAVERIOFASULSERIO

 

Era un pomeriggio come gli altri, ero a lavoro e stavo facendo le mie cose tranquille. La sera prima eravamo andati fino a Margine Coperta per affrontare il Pittini, ma un temporale e un impianto elettrico mal funzionante avevano portato al rinvio della partita…

Mi suona il cellulare, vedo scritto “BURDI” e, dato che sono da solo in ufficio, decido di rispondere. Ricordo ancora le esatte parole, ma sono “intime” e le tengo per me. Il succo della telefonata era: “La prossima partita (che sarebbe stata in casa in Coppa di Lega contro la Villetta) è la mia ultima da allenatore. Ne sono successe troppe…di quelle cose che a una persona come me fanno male e sulle quali non riesco a passare sopra. E vorrei che fossi te a prendere in mano le redini della squadra”. Da quel giorno, la mia vita - almeno quella RANDAGIA - è completamente cambiata.

Lì per lì mi è preso uno sconforto, un magone, un senso di impotenza…ho provato a convincere l'Andrea a tornare sui suoi passi, ma a poco a poco mi rendevo reso conto che non c'era trippa per gatti, non avrebbe cambiato idea. Allora ho iniziato a prendere in considerazione la proposta…io, Saverio Valiensi, ALLENATORE DEI RANDAGI APUANI BOLOGNANA! E anche se l'ipotesi all'inizio mi impauriva…anche se sapevo e so che caratterialmente ho dei limiti sui quali sono “work in progress”, e la mia paura principale è che questi miei limiti in qualche modo mi frenino o creino situazioni spiacevoli…gradualmente, con il passare delle ore, dei giorni, la paura pian piano lasciava posto all'amore per i Randagi, all’orgoglio e alla voglia di provarci, alla passione per il calcio: la possibilità che avevo era talmente grande che mi sono fatto coraggio – e credetemi mi ci è voluto un enorme coraggio - e ho accettato di diventare l'allenatore dei Randagi Apuani Bolognana.

In cuor mio ho sempre saputo che, se avessi fatto l’allenatore, questa sarebbe stata la mia prima panchina: lo sapevo già quando in estate ho accettato di diventare il vice dell'Andrea, lo sapevo già quando in passato mi è capitato di pensare a cosa avrei fatto una volta smesso di giocare. Mi sono sempre immaginato su questa panchina. Certo i tempi si sono accorciati (e non poco), ma che importa: mi sentivo carico, entusiasta, determinato a uscire insieme a tutti i miei compagni dai bassifondi della classifica. ERO PRONTO! Consapevole di avere dei limiti, ma anche di poterli colmare con la tanta voglia di fare, imparare e lavorare con e per la squadra.

Prima di dirlo ai ragazzi, c'era una partita di Coppa da giocare e non volevo distrarre il gruppo. Scendemmo in campo e asfaltammo i malcapitati avversari: finì 4-0 per noi e io giocai titolare in attacco, meritandomi anche un bel voto in pagella.

Poi, di concerto con la dirigenza e il Burdi, si decise di aspettare ancora un'altra settimana per non turbare la preparazione della delicatissima sfida salvezza in campionato contro il fanalino di coda Chiesina. E fu in quella partita che, sebbene solo alcuni ne fossero a conoscenza, facevo il mio esordio da player-manager. In quel pomeriggio piovoso, il Burdi aveva una delle tante visite ad Evaristo ed Ernesto (i suoi due testicoli), sicché io, che agli occhi di tutti ero il vice, tenni il discorso prepartita e annunciai la formazione: per la cronaca, mi schierai titolare nel ruolo di centravanti in un 3-4-3 Burdissiano, e la scelta di farmi giocare non fu, vi assicuro, né facile, né egoistica; semplicemente, mi sembrò la mossa migliore per la squadra in quella determinata partita: stavo bene fisicamente, ero carico mentalmente e determinato a fare una grande gara, e devo dire che non feci poi così male - sfiorai anche il gol, ma quando mi auto-sostituii la squadra stava perdendo 1 a 0 e invece poi la partita finì 2 a 1 per noi. Niente male come esordio, no? Tre punti e, alla luce del risultato, una mossa azzeccata la sostituzione del centravanti ahahaha!

Il martedì successivo all'allenamento Burdisso comunicò alla squadra riunita (convocata con il classico “scrivi lò” sul gruppo) le sue dimissioni e annunciò il mio nuovo ruolo di allenatore-giocatore, rendendomi pienamente merito per la vittoria del sabato prima. Poi lasciò a me la parola. Ero molto emozionato, ma riuscii a trovare il coraggio e forse anche a dire le cose giuste: mi ricordo ancora ogni singola frase - ci avevo pensato molto su cosa dire alla squadra e a come dirlo – e penso di essere stato onesto nel dire che avevo bisogno di tutti, ma anche che chiedevo pazienza, rispetto e fiducia a ogni singolo randagio. Solo così ci saremmo potuti salvare, solo così avremmo potuto raggiungere l'obiettivo stagionale: la salvezza.

Non è facile passare da una parte all'altra della carreggiata così, dall’oggi al domani. I timori che avevo, in particolare circa la gestione del gruppo, in alcuni casi si sono effettivamente verificati a causa degli atteggiamenti di qualche persona, e il culmine si è raggiunto quella brutta serata di gennaio in cui, complice "paura" e inesperienza, non seppi evitare che l'Ariel dichiarasse di voler lasciare la squadra. Fortunatamente, due giorni dopo una lunga chiacchierata faccia a faccia davanti a un caffè ci aiutò a ricomporre la situazione e, da buoni amici quali siamo, chiudemmo la vicenda con un abbraccio sincero. Ecco, sicuramente questo fatto mi ha aiutato a crescere e credo che mi aiuterà anche a non ripetere certi errori in futuro!

Ricordo con piacere molte partite di quest'annata. Ci tengo però a ricordare almeno tre momenti:

1) la vittoria in casa contro il Matraia, dove decisi di schierarmi titolare sempre nel ruolo di punta centrale (mancando il Tudór e il Diego, e ritenendo di poter dare più di altri in quel ruolo), salvo accusare dopo appena dieci minuti una fitta all'altezza dell'adduttore destro e vedermi costretto a uscire lasciando il posto al Bertocci. Questo imprevisto contribuì a generare un po’ di confusione tattica, anche perché mentre giocavo non riuscivo ovviamente a controllare tutto, e per il resto del primo tempo fui alle prese col mio malanno fisico. Quando, prima dell’intervallo, mi accomodai finalmente in panchina, mi resi conto che potevamo vincere quella partita, ma anche che ci serviva una nuova idea tattica: per questo spostai il Costabile, il giocatore con più classe della nostra squadra, fin lì troppo sacrificato e lontano dalla porta, più vicino alla porta avversaria, ridisegnando la squadra con un 433 con il libero. Per la prima volta mi sentivo davvero l’Allenatore, libero da vincoli e in grado di realizzare le idee che avevo per i Randagi. Anche per questo, dopo quella partita non sono più sceso in campo…forse non era stato tutto merito mio, forse fu solo un caso del destino, ma nel secondo tempo avevamo un netto dominio del campo e intorno al quarto d’ora un’invenzione del Nichol pescò il Costa in area e il nostro cannoniere stagionale calciò al volo realizzando un grande gol! Vincemmo 1 a 0, la prima vittoria dei ragazzi di #SAVERIOFASULSERIO…

Un’altra eredità di quella partita fu l’impianto tattico: mi decisi, come avevo in mente da tempo, di lavorare piano piano affinché si arrivasse a poter giocare stabilmente con il 4-3-3, un modulo che ritengo più congeniale alle nostre caratteristiche e che ci offre una copertura del campo maggiore e migliore. Il cammino era lungo e lo è ancora, ma dopo il Matraia cominciai a introdurre negli allenamenti alcuni esercizi specifici, che servivano a me intanto per valutare la tenuta di un’eventuale difesa a 4 in linea senza il libero: un cambiamento epocale per noi, ma un cambiamento necessario per essere competitivi ad alti livelli anche in III Serie e oltre.

2) la sfida contro la prima della classe Santa Maria del Giudice, dove per approfittare del loro schieramento con tre punte forti provammo anche noi il 4-3-3 (ovviamente giocavamo ancora con il libero + 3 marcatori). Fu per me l'ennesima conferma che la strada intrapresa era quella giusta e, anche se il risultato finale fu un 2 a 1 per loro, la prestazione e l’andamento della gara mi convinse ulteriormente ad intensificare gli allenamenti mirati al cambio di modulo. Le risposte c'erano, ed erano più che confortanti, ma ancora non avevo il coraggio di giocare con la difesa in linea in campionato, anche perché stavamo attraversando un buon periodo di forma condito anche da discreti risultati. Poi, però…

3) il tonfo tra le mura di Kedrion Road contro il Joan Mirò. Una sconfitta inaspettata, in cui di certo sbagliai molto anch’io, che avrei potuto modificare l’andamento a partita in corso… Mi piace vederlo come il turning point della nostra stagione: da quel 4 a 0, e soprattutto dalla successiva sconfitta in casa dell'Aquila Nozzano (dove giocammo una partita gagliarda e ci difendemmo con vigore, ma praticamente non tirammo mai in porta e perdemmo 2-0) fecero  scoccare la scintilla: aiutato anche dal consiglio di un amico, decisi che avremmo finalmente cambiato modulo. La squadra era pronta, sapevo che dietro avevamo le carte in regola per giocare in linea ed ero convinto che un modulo nuovo potesse portare stimoli a tutti. Se da un lato volevo dimostrare fiducia nei ragazzi, dall’altro volevo anche responsabilizzarli, perché tutti potevano e dovevano dare di più.

A distanza di tempo, qualcuno mi ha detto che se non avessi cambiato modulo non ci saremmo salvati…non credo sia così facile, e comunque nessuno può saperlo - possiamo soltanto essere tutti fieri di quello che abbiamo fatto, perché sono convinto che abbiamo messo le basi per un futuro migliore.

La chiusura della stagione è stata a dir poco meravigliosa. Anche se non abbiamo vinto l'ultima gara casalinga, l'abbraccio con il Robe e il Biscio nello spogliatoio prima della partita è stato un momento emozionante, stupendo, e ancora oggi riguardando quel video piango, sono onorato e contento di essere stato il loro ultimo allenatore e prima ancora un loro amico. Ma ho già speso tante parole su di loro e non voglio aggiungere altro perché finirei per ripetermi. Sono e saranno sempre RANDAGI, e questo è quel che conta!

Il vostro Mister

Saverio Valiensi

Quelli che...BURDISSO

Quelli che...BURDISSO

L’Andrea Buonaccorsi lo chiamavamo il Burdisso, perché si narra che fece il primo allenamento coi Randagi lo stesso giorno in cui Nicolás Burdisso venne acquistato dall’Inter. “Anche noi c’abbiamo il nostro Burdisso” disse qualcuno quella sera. Ne è passata di acqua sotto i ponti da allora. Per anni, Mister Buonaccorsi, bonariamente ribattezzato Mister #BURDISSOMIINCAZZOFISSO, ha guidato la nostra squadra portandola – risultati alla mano – alle più alte vette della sua StoriA. L’Andrea ha pian piano plasmato il suo giocattolino, un gruppo di ragazzi che lo ha seguito sempre, e solo quando ha sentito di non poter più dedicare tutto se stesso alla causa, quando ha capito di non essere più in grado di "controllare" e gestire le cose alla sua maniera, ha umanamente alzato bandiera bianca, passando il testimone. I Randagi sono stati e sono per l’Andrea una seconda casa, una seconda famiglia, e il legame che li unisce non si dissolverà mai. #GRAZIEBURDI

 

 

Quelli che…se loro fanno…o yeah

 

Quelli che…la cabala!...o yeah

 

Quelli che…maglina girocollo e scarpe nella mota…o yeah

 

Quelli che…scrivi lò…o yeah

 

Quelli che…il succhino alla pera…o yeah

 

Quelli che…la porchetta a Bolognana il secondo sabato di giugno per fare cassa, ci vogliono giocatori che portino amici e consorti…o yeah

 

Quelli che…saltano il terzo scalino…o yeah

 

Quelli che…mettitele nel culo le tabelle!…o yeah

 

Quelli che…oh briachellaaaa!…o yeah

 

Quelli che…mi sta dicendo la Tania…o yeah

 

Quelli che…di ridicolo c’è solo come hai marcato l’ala del Di Pietro!…o yeah

 

Quelli che…mi sembrate il presepe vivente!…o yeah

 

Quelli che…ÈÈÈÈÈ STORIAAAAAAAAA!!!…o yeah

 

Quelli che…arbitro non si faccia condizionare…o yeah

 

Quelli che…ringrazia tu mà per il b….no di ieri sera…o yeah

 

Quelli che…il Badia di Catagnana, il Lucca & Lucca e il Di Pietro…o yeah

 

Quelli che…TRRRRRRRIIIIIIVÈÈÈÈÈLLLLLLLLIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!!!!!!!

 

Quelli che…non facciamo la banda degli onesti…o yeah

 

Quelli che…COM’È GIUSTOOOOOOO!!!…o yeah

 

Quelli che…figli mia…o yeah

 

Quelli che…noi si fa una strada diversa, una strada randagia.

 

 

#GRAZIEBURDI

Com'è giustoooooooo!!!

Com'è giustoooooooo!!!

scritta da Mister #Burdissomiincazzofisso

 

Anno finito e, come promesso, provo a scrivere due righe sulla mia storia randagia.  

Non parlerò dei miei inizi da calciatore - anni di lotta contro i mulini a vento e, sopratutto, contro un modo di fare che si addiceva più a un " clan", dove non tutti potevano dire la propria, che a una squadra di calcio (per esempio, e tanto per dirne una, non si potevano tesserare centrocampisti...).
La mia storia da allenatore di questa squadra comincia nell'estate del 2011 a Diano Marina, una ridente cittadina in Liguria dove, nel relax vacanziero, buttai giù la mia prima preparazione pre-campionato.
Minuti, ore, giorni e anni sono trascorsi da allora. Cinque anni, per la precisione: cinque splendidi anni ricchi di vittorie e di rivincite contro tanta gente che ci  ha sempre preso per il culo. E' stato bello veder crescere il gruppo e vederlo crescere come squadra: siete diventati quella famiglia di cui  parlavo nei miei primi discorsi da allenatore nello spogliatoio, e questa per me è un'enorme soddisfazione.
Figli mia, vincere il Campionato è stato favoloso! Quella sera, a casa, con le lacrime agli occhi ho rivissuto interamente questi cinque anni...che  momenti, che emozioni, ma sopratutto che goduria!!!
A Nozzano, sabato scorso, è finito un ciclo, anzi un'era; ma allo stesso tempo se ne sta aprendo un'altra, nuova: da settembre, come sapete, lo staff si allarga con un preparatore atletico nonchè aiutante di campo e un allenatore in seconda; questo significa che non deciderò più tutto da solo, e ci servirà per crescere e per dare nuovi stimoli a tutti i Randagi.
Di questi cinque anni non rinnego niente, e rifarei tutto uguale. Sicuramente ho commesso degli errori, ma è stato sempre per il bene della squadra e per provare a fare qualcosa che ai Randagi capitava di rado:  vincere.
Vi porterò sempre tutti nel mio cuore. Ma da settembre si riparte e vincere aiuta a vincere, non ve lo scordate mai.
Ora non scrivo più: parlare ho parlato anche troppo in questi anni e, per una volta, voglio essere breve. Ma d ico ancora una cosa:
GRAZIE RAGAZZI e FORZA RANDAGI APUANI BOLOGNANA!!!

I trenta che fecero la StoriA

I trenta che fecero la StoriA

scritta dal Mazzo

 

Portiere di altra categoria, la saracinesca umana, l'insuperabile, l'inarrendevole...con il numero 1: Maurizio MAZZANTI

L'uomo dal cuore di pietra. Il petto in fuori contro Vasilescu vale la stagione...con il numero 2: Daniele BIAGIONI

C'è o ci fa? Ma la sua sensibilità non lascia alcun dubbio sulla qualità di persona che è. Il re dei baculini...con il numero 3: Enrico Biscio MORI

Ultimo a mollare o arrendersi. Il vecchio capitano. La Storia dei Randagi va di pari passo con la sua carriera...con il numero 4: Roberto BERTONCINI

Domare un orso,un Lickollari, un Vasilescu o un Morlino non fa differenza: da lì non si passa. Con il numero 5: Fabio BERTONCINI

Il professore, il cantautore, lo storico...con il numero 7: Pietropaolo PIGHINI

Una stagione ai margini del campo, sarà sicuramente un nuovo acquisto per il prossimo anno. L'estetista e pianista del centrocampo...con il numero 8: Erik FRANCHI

Il bello di notte e di giorno, il sentimentalista con dedica del gol, Super Pluvian...con il numero 9: Tudor PIRVU

Il più Randagio dei Randagi. Il più buffo tra i buffi. Per noi ha dato ginocchia, caviglie e tanta passione. Noi gli abbiamo dato la gioia più bella...con il numero 10: il grandissimo Alessandro MAZZOLINI (by Save)

Il Forrest Gump lunatico della fascia. Grinta e quantità da vendere. Il pendolino...con il numero 11: Stefano TRIVELLI

Il dodicesimo uomo. Critiche costruttive, passione allo stato puro. In casa, in trasferta, la domenica mattina o in notturna, con il bimbo o senza non fa differenza: lui c'è sempre. Il tifoso per eccellenza...con il numero 12: Claudio BRAVI (by Save)

Con il gatto nel camino diventa il più ostico dei marcatori. Il diplomatico ruffiano...con il numero 13: Daniele TOLLARI

Dice che giovedì torna. Peccato che nessuno abbia mai capito di che giovedì parli. L'ingegnere senza ingegno...con il numero 14: Giulio GIANNOTTI (by Save)

Ogni superlativo sarebbe un diminuitivo per descrivere le qualità di questo giocatore, e soprattuto di quest'uomo. Il nostro capitano...con il numero 15: Alessandro MAZZANTI

Cassiere magazziniere guardalinee allenatore. Ma soprattutto, da quest'anno, nuovo giocatore. L'anima e il cuore dei Randagi...con il numero 18: Saverio VALIENSI

Passione vera, gradita sorpresa nelle giornate di festa...con il numero 19: Simone BIAGIONI (by Save)

Il risolutore di partite bloccate, il predatore degli ultimi minuti, collo d'acciaio...con il numero 20: Diego SANTI

Esempio di attacamento alla maglia, non si lascia mai sfuggire le occasioni a lui concesse, dimostrando voglia e determinazione...con il numero 21: Simone BRAVI

Farebbe a testate con Gattuso. Il pitbull, il randellatore, non toglie mai la gamba o lo zigomo da ogni contrasto...con il numero 22: Stefano PASSIGNI

Entra in campo come in un'arena. Come nell'antica Roma, noi siamo i suoi gladiatori e in lui abbiamo trovato il nostro imperatore...con il numero 23: Ariel Augusto ABRAM

Sinistro di fuoco, gol belli quanto importanti che ci regalano punti su punti. Si adatta ad ogni esigenza di squadra...con il numero 24: Matteo COSTABILE

Ci ha fatto vedere come si battono le punizioni. Look in campo e fuori da far invidia ai migliori attori...con il numero 26: Massimiliano BIAGIONI (by Save)

Con la sua Bat-Mobile girovagava nelle trasferte e nelle Snai. L'unico difensore mai ammonito, ma espulso da bordo campo per colpa di altri. La nostra zia di Forlì...con il numero 27: Massimo RADICCHI

Signorina al bar, signore in campo. Dove lo metti sta e ci sa stare molto bene...con il numero 32: Simone PASSIGNI

La sua risata è più contagiosa di un raffreddore, la sua energia è vitale per tutti...con il numero 69: Michele FINI (by Save)

Scrittore, analista, tassonomico e non nozionistico. In soli due anni, pur non avendo abbandonato lo stile da lord inglese, è diventato un vero Randagio...con il numero 77: Luca SCOGNAMIGLIO

Infaticabile. Gioca in condizioni menomate, ma è sempre un ottimo difensore. Chiamatelo giaguaro, o toro-o, o cucciolone: per noi è il nostro "the wall"...con il numero 88: Luca BRAVI

Non si sa da dove provenga, può essere da Marte, Giove o dalla Luna. Fatto sta che la navicella è atterrata a Kedrion Road...con il numero 92, l'extraterrestre, Filippo DONATI

L'incubo di Ferrenti e di tutta l'AICS. Adesso, dopo 8 mesi, può togliere la mano dalla palla per applaudire il giocattolino che ha creato...il mister-tifoso, Andrea Burdisso BUONACCORSI

Uomo ultras. Il presidente che ogni squadra vorrebbe avere. Cabale birre e palloncini a go-go...il presidentissimo, Stefano CIA

Chi è stato allenato da lui ancora si sente un suo ragazzo. Da lassù starai gioendo con noi e ti arriverà sicuramente questo coro, a cui tutti partecipiamo a gran voce...Mirko FANANI

Randagi si nasce #4

Randagi si nasce #4

scritto dal Save

 

Avrei potuto raccontare e scrivere un momento, un particolare di ogni partita, prepartita, postpartita, allenamento...avrei potuto raccontare della partita in cui ho “fatto” da allenatore, delle mie assurde 6 giornate di squalifica, della vittoria sul Gallicano in Coppa di Lega, delle 19 vittorie consecutive, delle 3 sole sconfitte, del pareggio con il Pariana e di quello, più bello, con la Lokomotiva di Pietreto.

Sono tantissime le cose che avrei potuto raccontare: dai 300 messaggi al giorno con lo Scogna alla creazione del sito; dalla voglia di scrivere le pagelle, il commento, la mia storia e molto altro che ancora non avete visto, ai venerdì sera passati a scrivere a mister #Burdissomiincazzofisso, parlando della formazione, delle scelte più o meno condivise; da quella sera che Capitan Mazzanti è venuto a casa mia perché il giorno dopo non avrebbe voluto giocare libero - salvo poi farlo benissimo - alle  stupende cene fatte con gli amici; dalle discussioni iniziate nello spogliatoio e finite al Flamingo o al tavolino, ai goal del Filippo, del Matteo, del Mazzo, del Tudor, del Mazza, del Diego, del Trive, del Daniele, del Massi (bellissimo) e mio...

Ma se mi mettessi a raccontare di tutte queste cose finirei per annoiarmi e annoiarvi. Dunque non lo farò. Della mia, della nostra storia di quest’anno ho solo voglia di fare una cosa: ringraziare tutti, dal primo all’ultimo, cercando di farvi in parte capire come e cosa mi avete regalato. Magari non riuscirò a trasmettere nemmeno la metà della mia felicità...

Ho deciso di ringraziarvi in rigoroso ordine alfabetico, perché tutti per me siete stati ugualmente importanti. Anzi, SIAMO stati tutti determinanti: dal Pippo che ha segnato più gol al Bravi che non lo farà mai; dai 3 Simoni (Biagioni, Bravi e Passigni) ai 4 Stefani (Trivelli, Cia, Passigni e Lorenzo). Questa è la vittoria di tutti: di tutti i Randagi passati, presenti e futuri...di chi le ha giocate tutte, di chi poche, di chi nessuna...dei Radicchi, degli Erik...di chi ha voluto esserci, di chi non ha potuto o voluto farlo...ed è la vittoria delle nostre compagne che ci sopportano incredibilmente, la vittoria che tutti noi speravamo di ottenere e che ora è giusto che venga celebrata con qualsiasi tipo di cena, festa, evento.

Come dice una famosa frase, "La Storia è scritta dai vincitori": noi lo siamo e dunque noi scriviamo la Storia, questa bellissima, unica, avvincente storia randagia.

 

GRAZIE...

...Abram Ariel Augusto: l’ultimo arrivato nella nostra casa, ma anche l’ultimo a togliere la gamba in campo. Anzi, non la togli mai! La tua esperienza, la tua grinta, la tua garra e il tuo entusiasmo sono stati la benzina che ci ha aiutato a portare in fondo questo campionato. GRAZIE

...Bertoncini Fabio: meraviglioso giocatore, difensore arcigno, difficilissimo da superare. Vedere le tue lacrime in campo, fuori, prima e dopo le partite decisive, è stato stupendo. GRAZIE

...Bertoncini Roberto: mio compagno di spogliatoio, sono anni che a fine partita, soprattutto in casa, siamo accanto e con te scambio le prime impressioni sulla gara. Passano gli anni, le stagioni, ma te sei sempre qui accanto a me e spero che tu riesca a rimanerci ancora per tanto. Capitano che ha accettato di dare la fascia a un altro grande capitano. GRAZIE

...Biagioni Daniele: istrionico, pleonastico...no! Queste sono parole da Scognamiglio. Di te, Dani, posso dire che mi è piaciuto molto il tuo attaccamento alla squadra: hai iniziato la stagione un po' distaccato, poi con il passare del tempo hai iniziato a non perdere neanche un allenamento e a giocare con più continuità. Vederti fare il guardalinee nelle ultime partite mi ha riempito di gioia. Bravo Dani! E che cartella a Cerasomma... GRAZIE

...Biagioni Massimiliano: devo ammettere, Massi, che pensavo che non ti saresti integrato nel gruppo, ma pensavo anche che, forse, avresti potuto giocare un po' di più. Invece ti sei fatto voler bene da tutti, e quando hai deciso di mollare - per problemi tecnici, familiari...- mi è dispiaciuto molto. Bel momento quando hai segnato il tuo primo e unico gol con noi!  GRAZIE

...Biagioni Simone: grande Simo! Ogni volta che avevi un minuto, un attimo di tempo, ti sei fiondato al campo...allenamenti, partite, sapendo di non avere pochissime possibilità di entrare. Eppure, sempre il primo a incitare e urlare con noi. La tua presenza nel Padule e la sera, al D’Altro Canto, è stata davvero bella. E' da persone come te che passano certe vittorie, e nei gruppi come il nostro c’è sempre posto per te. GRAZIE

...Bravi Luca: spesso in campo sei stato insuperabile, fuori sei un grande anche più che in campo, sempre pronto a farti in 4 (...5 6 7 8 9 e anche di più) se qualcuno ha bisogno; ma non chiedi mai nulla o quasi quando sei te ad averne. I tuoi urli e le tue note vocali sono il ricordo più divertente di questa stagione e non solo. GRAZIE

...Bravi Simone: sapere di giocare poco e nulla e non perdere neanche un allenamento non è facile, e io ne so qualcosa... In più, non crei mai casino, anzi riesci anche te a tenere unito il gruppo, soprattutto pagando fiumi di birra e Montenegro il sabato sera. GRAZIE

...Buonaccorsi Andrea, alias #Burdissomiincazzofisso: condottiero instancabile, meriti questo splendido successo. A volte troppo agitato, ma ti chiami #miincazzofisso mica #tranquillissimo! Grazie per aver mantenuto la promessa fatta al Biscio, grazie per avermi fatto partecipe delle scelte prima delle partite, delle scelte nelle sostituzioni, e grazie per non aver mai mollato, soprattutto negli anni più bui. Se oggi siamo quello che siamo, il merito è anche tuo. GRAZIE

...Cia Stefano: presidente tifoso meraviglioso. Splendidi i tuoi messaggi dall’italiano quasi arcaico che mettono sempre di buon umore tutti. Quanto è bello vederti e sentirti cantare dopo le vittorie... Ci hai sempre creduto, dal primo allenamento di 15 anni fa all’ultimo prima della partita più importante. Non hai mai avuto dubbi (parlavi di matematica già a novembre), ma hai inventato cabale e riti che hanno contagiato tutti. GRAZIE

...Costabile Matteo: al primo anno con noi, subito determinante, e troppo importante per il gioco e l’equilibrio della squadra. Grazie per avermi aspettato fuori di casa ogni sabato, anche quando stava a me guidare uscivo per venirti a prendere ed eri già li. Dieci reti tutte più o meno importanti, ma quella con le Querce vale doppio. Grande Costa! GRAZIE

...Donati Filippo: i numeri sono dalla tua parte (quasi 100 reti in 5 bellissimi anni), anche se ogni tanto perdi il tuo essere extraterrestre e torni sulla terra. Il pomeriggio più brutto per la squadra è stato a Spianate: io ti ho ripreso, ce le siamo dette e dopo un'ora uno disse all’altro "Scusa, hai ragione te". Ti conosco e so che forse, nella tua testa, queste sono le ultime partite con noi...ma qualunque sia la tua scelta, sappi che le porte di casa tua non te le chiude in faccia nessuno! UN RANDAGIO E' PER SEMPRE. E spero che tu rimanga con noi per scrivere ancora insieme altri pezzi di Storia rossoblù. GRAZIE

...Franchi Erik: in questa stagione non sei stato molto presente, ma mi sento comunque di ringraziarti perché mi hai fatto sentire importante. Quando volevi sapere qualcosa non lo scrivevi sul gruppo ma a me...nel periodo delle sconfitte ci siamo sentiti spesso e mi hai fatto capire quanto tieni alla squadra e quanto soffri a stare fuori. GRAZIE  E TORNA PRESTO

...Fini Michele: stupendo casinaro, urli quasi quanto me! Il primo a cazzeggiare on- e off-line. La tua ventata di spensieratezza ci ha fatto bene. Torna presto anche te. GRAZIE

...Mazzanti Alessandro: unico inimitabile capitano. Sarebbe banale e scontato ringraziarti per avermi "ceduto" il rigore contro le Fabbriche. Voglio invece ringraziarti per i 555.495 kilometri corsi, i 12.496 litri di sudore, i 10.500 passaggi. Tutti solo per un unico obiettivo, che dall’inizio del campionato hai in testa e che con serietà e professionalità hai celebrato solo una volta che è stato raggiunto. GRAZIE

...Mazzanti Maurizio: grazie per l’esperienza, la classe, l’eleganza, la sicurezza, la garanzia. E la tua voglia di vincere. Grandissimo baluardo. Speriamo anche per il prossimo futuro. GRAZIE

...Mazzolini Alessandro: al Mazzo...amico, fratello, la ragione per cui ho conosciuto e poi amato i Randagi Apuani...va il mio ringraziamento più grande. Se non fosse stato per lui, non sarei qui a scrivere queste cose, non avrei storie da raccontare, gioie da vivere. Non sarei un Randagio. E grazie anche per i 130 e passa gol, grazie per le reti di quest'anno, per quelle passate e speriamo anche per quelle future. Grazie per l'esempio che hai dato a tutti noi, soprattutto dopo quel maledetto pomeriggio al Ciocco. Grazie per ogni piccola cosa che hai fatto e farai per i Randagi. GRAZIE

...Mori Enrico, semplicemente il BISCIO: potrei raccontare per ore e ore. Magari qualche uscita delle sue, qualche battuta, insomma la classica "bisciata". Ma preferisco ringraziarlo per essere cosi come unicamente è. Spero proprio che non ci lascerai mai...allenarsi senza di te sarebbe dura, quasi impossibile. In campo poi, nel periodo post-Quaresima, quando riprendi la tua sana abitudine di sgolarti 2 litri di vino al giorno, sei sempre il meglio. AAAAAAAAAAAEEEEEEEEEEEEEEEE. GRAZIE

...Passigni Simone: ti ringrazio, Simo, per la bellissima prima parte di stagione, dove hai offerto ottime prestazioni in tutti i ruoli possibili: esterno destro e sinistro, centrale di centrocampo e di difesa, ma soprattutto all'occorrenza grande portiere (citofonare Gallicano...quella sera a Pontecosi sei stato insuperabile!). Nella seconda parte, complice buon per te il lavoro, ti sei un po' perso. Comunque sia la vittoria di questo campionato è passata anche dai tuoi piedi e dalle tue manone. GRAZIE

...Passigni Stefano: a causa di un brutto infortunio a inizio stagione, sei riuscito a dare il tuo contributo solo dopo alcune partite. Ma quando ci sei si vede, e si sente (soprattutto gli avversari lo sentono). Ammonizioni da record e sempre tantissimi carica, grinta. Ti picchierei quando dici "non ce la faccio più" e poi invece continui e sei sempre un treno! Grazie per la grandissima generosità: ti romperesti una gamba per uno di noi (oddio, meglio non dirlo, ti manca solo quella e poi quest'anno ti sei rotto tutto!). GRAZIE

...Pighini Pietropaolo, PIGA, PIGHELLO: vecchio cuore Randagio, che ha vissuto e visto tutte le stagioni. Ti devo ringraziare per aver creato, tramandato e insegnato a tutti cos'è lo spirito RANDAGIO. Noi poi lo abbiamo migliorato, e siamo passati dal giocare per divertirsi al giocare per vincere divertendosi. Grazie per fondato insieme ad altri i Randagi Apuani. GRAZIE

...Pirvu Tudor: calci rotanti, colpi roboanti, sono questi i super poteri di Super Pluvian. Scherzi a parte, Tudor, ti voglio dire grazie per non aver mollato: dopo essere stato costretto a un anno di stop, quest'anno sei tornato con noi al meglio, contribuendo con gol, assist, balletti e sfilate alla vittoria finale. Quel bimbo che ha iniziato tanti anni fa nei Randagi è diventato ormai un uomo, ed è sempre e spero per sempre con noi. GRAZIE

...Radicchi Massimo: voglio ringraziarti anche te perchè, da amico quale sei, nel momento in cui ho avuto bisogno ci sei stato. Non fisicamente, perchè da un bel po' sei sparito dai radar, ma con le parole, con la tua sapiente pazienza. Gli altri non lo sanno, ma una piccola parte di tutto questo è anche tua. GRAZIE

...Santi Diego: ovvero #sologolpeSanti, il bomber di scorta. Prima di tutto ti ringrazio per i 234,00 € di bevute che ti ho scroccato. Ti ringrazio perchè avresti potuto anche "fare casino", invece sei sempre riuscito ad anteporre il bene della squadra al tuo. A volte si vede che ti girano eh, eppure pochissimi allenamenti saltati e tanto spirito di squadra. E poi quei due gol, belli e peSantissimi. GRAZIE

...Scognamiglio Luca: ti ringrazio per avermi insegnato parole tipo "istrionico", "pleonastico", e per avermi fatto partecipe del movimento politico fondato nel primi mesi del 2016, lo #SCOGNAMIGLIANESIMO. Danielate a parte, Sco, ti ringrazio per la grinta, la determinazione, il non mollare mai che in campo spesso hanno fatto la differenza. Hai impreziosito la tua stagione con l'assist per il Mazzo a Nozzano contro la Mano Meccanica. Ti ringrazio per avermi coinvolto nella TUA IDEA della creazione del sito (io ho solo cercato qualche foto, contattato il Piga e il Gabrio e scritto qualche bischerata...il merito è tuo). Fuori dal campo, anche se è già un po di tempo che ci conosciamo, non ci siamo frequentati molto, e spero di farlo in futuro. GRAZIE

...Tollari Daniele, il Tollaaaaaaaaa: sei stato autore di una buonissima stagione, e ti ringrazio per avermi fatto custode del segreto dei segreti, il luogo preciso della tua abitazione. Io, per paura di deluderti, me lo sono dimenticato, ma apprezzo il fatto che tu ti fossi fidato... Ti ringrazio perché nei sabati in cui non eri in modalità passeggiata con il gelato hai sempre reso la vita difficile a ogni avversario. GRAZIE

...Trivelli Stefano: calcisticamente sei quello che ha fatto i passi in avanti più grandi. In questa stagione mi hai veramente impressionato per la corsa, la potenza e (a volte) anche la precisione nei passaggi. Caratteristiche che hanno spesso fatto la differenza. Grande Trive: nonostante le mine del venerdì sera, il sabato viaggi sempre come una scheggia! Incredibile... Per tutto quello che hai fatto con la maglia dei Randagi, e per tutto quello che farai. GRAZIE

E ora veniamo a me...Valiensi Saverio...voglio ringraziare anche me, la parte di me più testarda, più dura, quella che quando la soluzione più semplice era smettere e appendere le scarpette al chiodo non lo ha fatto; quella parte che ha avuto la meglio sull'altra parte di me più svogliata; quella parte che mi fa amare questi colori, questi ragazzi, queste sensazioni; quella parte che mi ha convinto una mattina di agosto del 2015 che non potevo più andare avanti cosi, e mi ha spinto a mettermi d'impegno, per me stesso, per la mia vita e anche per avere la possibilità di scrivere un bel pezzo di Storia dei Randagi. Fortunatamente il sogno si è avverato. GRAZIE

 

Ora che ho concluso i ringraziamenti, ci tengo a dire che non voglio che si concluda qui la nostra meravigliosa stagione: ci sono ancora delle partite da giocare e da vincere, perchè vincere aiuta a vincere e perchè abbiamo la possibilità di scrivere ancora un altro pezzo di Storia.

Proviamo a fare un altra impresa: i playoff sono lì, a portata di mano, e sono la strada più veloce per scalare le categorie degli amatori AICS.

 

Scendiamo ancora un altra volta tutti insieme in campo e facciamolo parlare: facciamogli dire RANDAGI APUANI!

Randagi Apuani chi????????

Randagi Apuani chi????????

scritto dal Mazzo

 

"Randagi Apuani? Ma chi sono?!?", mi chiedevo tra me e me quando giocavo negli amatori Gallicano. "Boooo…". Passò qualche giornata di campionato: leggendo i tabellini, vedevo sempre risultati da doppia cifra a sfavore e in me nasceva la voglia di conoscere di persona questi ragazzi (qualche nome già lo conoscevo), di sfidarli...

Ricordo ancora la prima volta a Gallicano: vincemmo ovviamente noi, mi pare 7 a 0, feci 2 gol e come sempre ne sbagliai una decina. Con me di punta c'era il Maurizio Mazzanti (attuale portiere dei Randagi), e anche lui fece doppietta, ma non è tanto questo...si trattava di un derby, certo, ma quello che più mi colpì fu l’impressione che mi fecero i Randagi: erano "buffi", diciamo pure strani, e se anche qualcuno di loro poteva essere un buon calciatore, in quella realtà non lo era più. E però erano simpatici, alcuni conoscevano un po’ le regole, altri chiedevano istruzioni anche per battere un fallo laterale o una punizione di seconda. Li avrei affrontati altre tre volte, e ogni volta miglioravano un pochino: loro mi consideravano una punta pericolosa per la mia velocità - che a dire il vero non penso fosse molta, ma immagino che paragonata alla loro staticità si facesse notare per il cambio passo.

In una di queste partite parto in contropiede, tra me e la porta ho solo un difensore, un certo Stanghellini, che era entrato in campo appena un minuto prima con un'indicazione chiara e precisa del Gabrio: "Devi fermare il Mazzolini, in tutte le maniere!". Mi lascia partire una stecca - bella, pulita, perfetta, sonora, precisa sul parastinco - e prende rosso diretto, ma mentre se ne va mi dà la mano e mi dice: "Non è colpa mia, son lòro che m'han detto di fermatti!".

L’ultima partita da avversari la si giocò di domenica mattina. Visti i precedenti, prendemmo la sfida sotto gamba, e il risultato nn si schiodava dallo 0 a 0. A pochi minuti dalla fine rubai un rigore inesistente, e - madonna! - mi ricordo ancora come mi guardavano in cagnesco!

 

Questo è il mio ricordo dei Randagi, fino a quando...

 

Poche settimane dopo diventai uno "buffo" pure io. Tutto ebbe inizio un anno e mezzo dopo la nascità della società: al bar, tra una birra e l’altra con il Gegio (che giocava nei Randagi), gli dissi - in ovvio stato di ebrezza - "Voglio venì a giocà con voi!".

Lui: "Eppure ci hai visto come siamo, chi siamo...Va bene comunque, sento e ti faccio risapere".

Dopo qualche giorno lo rividi: "Ok - mi disse - vieni pure, ma devi promettermi che, oltre a finire la stagione, ti fermi anche il prossim'anno, altrimenti mi rompono".

Io: "Ok, hai la mia parola".

Il sabato dopo arrivai al campo (ovviamente gli allenamenti non esistevano) leggermente agitato, come è normale che sia all’inizio di una nuova avventura. Partivo dalla panchina (i tre o quattro allenatori che c'erano decisero giustamente così), ma entrai all'inizio del secondo tempo e la partita finì 3 a 1 per noi. Miglior inizio non poteva esserci: grandi festeggiamenti negli spogliatoi (testimoniati dalla foto in alto nella pagina Home, quella in cui abbiamo le magliette nere) e breve carosello lungo la strada che da Cerageto ci riportava a Gallicano. Di quella squadra, rimangono oggi soltanto il nostro presidente Stefano Cia e il Piga (rimasto praticamente identico a quella foto di quasi quindici anni fa, incredibile!).

La partita seguente arriva il mio capitano, il Robi, all’esordio nel mondo del calcio. Tra me dico "questo fa un paio di partite e poi smette subito...”. Invece ha scritto e sta scrivendo la storia di questa società!!!

Finiamo l'anno senza altre vittorie, e anzi con pesanti sconfitte e zero gioie. Eppure trovavo lati positivi anche a quella stagione: li trovavo per esempio nel Piga e nelle sue affermazioni ("oggi è andata bene: abbiam fatto 2 gol", e peccato che gli altri ne avessero fatti una decina! Oppure: "5 a 0 è bono, l'altranno ce n'aveino dati sett'otto"). Una partita di domenica mattina girava bene per noi, poteva perfino scapparci la seconda vittoria, con gli avversari in 10 senza portiere: feci 3 goal - in pratica ogni occasione era una rete per noi ma anche per loro - e negli ultimi 5 minuti sentivamo il profumo della vittoria. Stavamo 8 a 7 per noi, ma alla fine ecco la pesca! Qualcuno disse che era "un buon pareggio", ma ahimé il conto fu tenuto male e quello era il gol del 9 a 8 per loro!

 

Finita la stagione - siamo nell'estate 2003 - dei Randagi nessuna traccia. "La parola l'ho data - pensavo - ma se nn mi ricercano me ne vado a Sassi."

Poi, un venerdi di agosto, ore 19.45, mi squilla il telefono...

"Pronto"

"Ohi, ciao, sono il Gabrio, sai quel ragazzo dei Randagi?!!

"Sì, ciao, dimmi"

"Ci sei, vero?, quest'anno con noi?"

"Certo: ho dato la parola e per quest'anno rimango!"

"Bene, dai...sai, quest'anno vogliamo fare le cose più seriamente: abbiamo trovato il campo a Bolognana, dove ci possiamo anche allenare, e soprattutto c'abbiamo un allenatore"

"Bene, dai, e chi è il mister?"

"E' un ragazzo, il Mirco Fanani, che giocava a pallone...ha avuto qualche problema di salute, ma ha tanta passione e voglia"

"Vai, perfetto! Quando iniziamo?"

"Tra due lunedì, così facciamo anche la preparazione. Ah, ti volevo anche invitare a una cena, così ci ritroviamo tutti e si fanno due chiacchere"

"Va bene. Quando?"

"Ora"

"Bè, mi sa che dovrò saltare...ci troviamo al campo quando iniziamo, ciao ciao"

Arrivato il momento, incontro il mister, o semplicemente il Mirco: cappellino rosso, occhialini da vista e soprattutto un bel sorriso...i suoi occhi sono buoni, la sua voglia e la sua passione per il calcio sono evidenti, mi conquista ogni allenamento sempre di più. Si instaura tra noi un bellissimo rapporto: mi piace come mi allena, con estenuanti corse, esercizi e ripetute, che molti criticano paragonandole agli anni precedenti (quando non facevano una sega); ma, soprattutto, il Mirco fa rinascere in me l’amore per questo sport e mi fa capire la fortuna che ho io che posso sempre praticarlo seriamente, mentre a lui il destino aveva fatto un brutto scherzo. A volte, dopo che mi aveva sfiancato con i suoi metodi, io gli dicevo "oh Mirco, così ci tronchi!", e lui "bon per voi che potete farlo!" ... Quanto mi hai insegnato, Mircone, quanti scherzi ti ho fatto, quante litigate ci facevamo, in segreto, il lunedi quando ci sentivamo e io incazzato ti dicevo "oh Mirco, ma perché non fai giocà i più forti?!?”, e te rispondevi "oh Mazzo, dai, si deve giocà tutti, lo sai che questa società è fatta per prima cosa per divertirsi..."

Passano gli anni e io il mister non sono riuscito mai a tradirlo. Di risultati neanche l’ombra...era stressante ogni sabato tornare a casa e sentirsi dire "quanti oggi?". Ma poco importava allora: mi ritagliavo soddisfazioni personali, ogni gol era festeggiato come quello della vittoria, e invece era solamente quello della bandiera…

 

Tanti giocatori ci hanno salutato e tanti nuovi sono arrivati. Era stupendo il Piga ogni volta che mi descriveva un nuovo arrivo: mi ricordo bene una volta in cui mi disse "oh Mazzo, abbiam trovo un portiere"

io "davvero? Dove giocava?chi è?"

e lui "giocava a pallavolo: vedrai con le mani ci sa fà!"

Comunque sia, ogni giocatore che arrivava era visto come un fenomeno. Oddio, non tutti a dire il vero: come si può non citare il “cobra”, che si allenava con i guantini da ciclista, quelli per il sudore...quando il Mirco gli chiese in che ruolo giocava, lui spaziò dal portiere, al difensore, al centrocampista, alla punta!

Eppure, con il passare degli anni, un'idea di squadra prendeva forma. Se in un primo momento ero rimasto nei Randagi per il Mirco, andando avanti l’attaccamento alla Maglia prese il sopravvento su tutto: più di una volta sono andato a muso duro dal mister, perché vedevo che c’erano le basi per fare qualcosa d’importante, e diciamo pure che mi ero rotto i coglioni di perdere! In ogni partita partivamo carichi, e c’era solo un problema: se subivamo un goal, "ciao nini"; se, invece, riuscivamo a passare in vantaggio, vendevamo davvero cara la pelle.

Nei primi anni la girandola di portieri penso sia stato il vero deficit della squadra. Nonostante la versione del biscio: "Aeeee, si perde sì: 'un si segna e loro sì!" (commento a caldo dopo una partita finita 3 a 4). Allora il buon operatore di mercato Piga, nell'estate 2005, mise a segno un colpo da novanta:

"Mazzo, stavolta s'è trovo un portiere che giocava a Castelnovo qualche anno fa".

Per la prima di campionato, al Poggio, arrivo un po’ in ritardo, i miei compagni si stavano già scaldando: entrando negli spogliatoi, in un angoletto vedo un signore, sopra i 50 tutti tutti, che si stava cambiando. Pensai "che ci fa l’arbitro nel nostro spogliatoio?!"...ma quando vidi che inforcava i guanti, me la ragionai di nuovo "vai Piga, hai fatto centro anche stavolta! Come minimo questo si tronca e c’è pure da pagargli gli infortuni!!!".

Questo signore era il "Boranga": avrebbe fatto una stagione superlativa, dandoci la sicurezza che ci mancava e aiutandoci a crescere notevolmente. Adesso gli avversari a fine partita esultavano (finalmente!) per la vittoria (se vincevano), e non perché il buzzone di turno aveva segnato il decimo gol!

Il rispetto nei nostri confronti cresceva di partita in partita, ma eravamo ancora una squadra spaccata in fazioni: c’era chi voleva vincere, chi si accontentava di giocare e chi desiderava solo divertirsi...

 

Nel 2011 il Mirco decise di mollare, e questo contribuì a far nascere tanti dubbi sul futuro della squadra. Anch'io rimasi spiazzato da questa decisione, e il mio sfogo - reso pubblico su Facebook - penso abbia fatto capire come la pensavo: o si provava a fare qualcosa d’importante, o con lui me ne sarei andato pure io!

Alla fine di una partitella di maggio, mi ferma per scambiare due parole il Burdi: non correva certo buon sangue tra di noi (ci mandavamo a cagare in ogni partita al primo errore commesso), ma eravamo anche i primi a festeggiare ogni punto conquistato. Il Burdi disse che avrebbe appeso le scarpe al chiodo per prendere in mano i Randagi, come allenatore e come "team manager"; disse che avrebbe voluto mettere in atto una piccola rivoluzione: il suo amore per i Randagi era pari al mio, e la sua voglia di vincere pure. Bastò una stretta di mano, forte, da uomini, per appoggiare il progetto: un ultimo anno di UISP e poi, finalmente, il vero cambiamento, passando al campionato AICS di Lucca.

 

Da iniziale sorpresa, i Randagi sono diventati via via una mina vagante temibile e sempre più forte.

Dopo un inizio così e così, la svolta avviene un lunedì sera, nella trasferta persa con il Real Borgo Pittini: per la prima volta, nonostante la sconfitta ci fermiamo tutti - TUTTI, anche il Radicchi - a cena fuori. Mai c’era stata una tale unione: sia i vecchi che i giovani, e anche i nuovi arrivati, ora remano nella stessa direzione; ogni partita è preceduta dal ritrovo al bar e prosegue con pranzi o lunghi aperitivi. I Randagi Apuani diventano davvero una FAMIGLIA.

Questo aiuta a incanalare una lunga serie di risultati positivi - praticamente facciamo piu punti in quella stagione lì che nella sommatoria di tutti i campionati passati! - e raggiungiamo con qualche giornata di anticipo i Playoff del campionato di IV Serie.

Tuttavia, quella stagione così al di sopra delle aspettative ci ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca: perché quel campionato era alla nostra portata, e se ci è sfuggito per un soffio è solo colpa della nostra inesperienza e scarsa abitudine a stare nelle zone alte della classifica.

 

Per altri due anni raggiungiamo i Playoff, ma ormai la sete di vittoria non ci fa accontentare: adesso vogliamo solo la A!

 

Ecco, questi sono soltanto alcuni dei miei ricordi...

E' facile per voi, adesso, dire "gioco nei Randagi Apuani e so che comunque è un onore". Ma per chi, come me, ha percorso tutta questa storia, c'è in ballo qualcosa di più dell'onore...le umiliazioni subite, gli sfottò, l’indifferenza, il rifiuto di tanti giocatori di venire a giocare con noi...

Adesso, amici miei, so che anche per voi far parte di questa FAMIGLIA è un'immensa soddisfazione: nessuno se ne è voluto andar via, anzi molti si sono cuciti addosso la maglia come una seconda pelle! Prendiamo, ad esempio, il caso del Mauri, venuto a darci una mano per qualche partita e tuttora (grazie a Dio!) lì, fra i pali, insuperabile, ogni sabato; o il Bravi, che nella sua carriera calcistica cambiava squadra ogni sei mesi, e invece è sempre qui con noi a fare il “toro”; o il Costa, il Fili, il Daniele, il Massi, che già mesi prima di essere nostri tesserati si allenavano con noi... Da "vecchio" del gruppo ricordo ogni vostro primo allenamento, entrati tutti in punta di piedi negli spogliatoi e tutti disposti a sposare la causa: VINCERE, con l’immancabile battesimo di benvenuto, alla prima pizzata, rappresentato dal biscio che racconta il suo viaggio di nozze e la banana. Ecco, solo a quel punto, solo quello è il segnale con cui chi è nuovo sa di essere entrato a far parte dei Randagi!

 

Nella vita si possono percorrere tante strade. Tornassi indietro, senza alcun dubbio o ripensamento vorrei rivivere dall’inizio quest'avventura e godermi la nostra vittoria più grande: partendo dal niente, aver ottenuto il rispetto degli avversari e poi, magari (toccata di palle alla Burdisso), gridare tra qualche settimana, con tutto l’amore che provo e proviamo per i Randagi Apuani Bolognana, AAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!

Sarebbe per me la ciliegina sulla torta di questa favola…

Il destino mi ha fatto riflettere a lungo...ho iniziato insieme al mio capitano, ci siamo frequentati solo nell’ambito dei Randagi, poche parole ma grande stima reciproca. Lui come me ha lottato, sofferto, sudato e ingoiato bocconi amari; quasi sempre a fine partita il primo "cinque" è tra noi...la sua corsa per il mio 100° goal è stata come averli fatti tutti insieme a lui...il suo abbraccio per la mia ultima rete qualcosa di indimenticabile...ci siamo infortunati insieme, quest'anno, e abbiamo recuperato di pari passo, con quella carta d’identità che di bugie non ne dice...e in queste ultime partite ci scambiamo sguardi che parlano da soli, e solo noi possiamo capire: la nostra opera è quasi compiuta!

L'Ale, il nuovo capitano, è pronto per continuare quello che noi vecchi abbiamo iniziato e abbiamo cercato di tramandare a tutti voi: perché non c’è miglior fine che uno splendido glorioso inizio.

Randagi si nasce #1

Randagi si nasce #1

prima puntata, scritta dal Save

Il pallone l'ho sempre amato, a pallone ho sempre giocato. Pur di giocare, fin da bimbo non dicevo mai "io voglio giocare attaccante...io voglio giocare difensore...", ma semplicemente giocavo dove il mister di turno avesse bisogno. Quindi, fin da bambino ho girato un po' tutti i ruoli...ERO GIA' RANDAGIO!!!

Il mio primo incontro con il mondo dei Randagi Apuani fu da spettatore, nella stagione 2004/2005 e poi 2005/2006: se capitava un sabato che non giocavo (all'epoca giocavo con la juniores del Gallicano), mi precipitavo a Bolognana a guardare giocare quella simpatica squadra di amatori chiamata Randagi Apuani, dove giocava e gioca tutt'oggi il mio fratellone (non di sangue ma di fatti) Mazzolini Alessandro.

Il Mazzo mi "faceva la corte" già da qualche anno, e alla fine mi convinse: a partire dalla stagione 2006/2007, ho cominciato a indossare la Maglia dei Randagi e non me la sono più tolta di dosso.

La mia prima stagione fu abbastanza buona, diciamo così, sia per me che per la squadra. Alla mia prima partita (non ufficiale però) il Mister Fanani mi fece giocare a centrocampo, ruolo che negli anni precedenti avevo sempre fatto molto volentieri; ero in campo da pochi minuti e, avendo visto il portiere avversario fuori dai pali, tirai di sinistro quasi da centrocampo segnando un gran bel goal! Ero molto felice, pensai che fosse un gran bell'inizio. Invece...

Seconda partita di campionato (la mia prima da titolare): ero contento, carico, e invece dopo pochi minuti, al primo scatto, sentii tirare il polpaccio. Stiramento, dissero. Subito un infortunio...non ci voleva...ma la squadra era partita bene, e le vinse quelle prime due partite, cosa mai successa prima nella storia dei Randagi.

Al mio rientro, il buon periodo iniziale, fatto di 2 successi e un pareggio nelle prime tre giornate, era svanito. Eppure, il clima nello spogliatoio era sempre bello, iniziavo a conoscere meglio alcune persone che poi sarebbero diventate con gli anni grandi amici, il Piga, il Robe, il Gabrio, il Cia, il mitico Biscio, l'Andrea detto Burdisso (leggenda narra che il giorno del suo primo allenamento con i Randagi fosse coinciso con il giorno del primo allenamento di Burdisso con l'inter, e allora il Piga avrebbe detto "anche noi abbiamo il nostro Burdisso!").

Perdevamo, il più delle volte...quando andava bene si pareggiava...ero comunque contento, ma mi mancava qualcosa: volevo assolutamente segnare il primo goal in una partita ufficiale. Quale miglior occasione per farlo se non in casa contro i tanto odiati amatori del Sillicagnana? Mi ricordo che in quella partita il Mazzo era fuori (si era tolto un dente), ma anche da fuori e con la bocca gonfia riusci a litigare con un certo Livio (difensore vecchio e rognoso)! Stavamo perdendo 1 a 0. Ci fu un calcio di rigore per noi, lo calciò il Massimo Radicchi e pareggiammo. Poi, pochi minuti dopo ci fu un angolo per noi e...

...continuo nella prossima puntata...

Randagi si nasce #2

Randagi si nasce #2

seconda puntata, scritta dal Save

...dalla bandierina andò a calciare l'attuale presidente Stefano Cia. Lo sapevo che con quelle gambette secche non sarebbe potuto arrivare più in là del primo palo, perciò decisi di attaccare proprio quella zona: mentre vedevo il pallone arrivare verso di me pensavo solo a come colpirlo per indirizzarlo il più possibile verso lo specchio, e quando lo feci, calciando al volo di destro, la palla andò proprio là, dove volevo.. DENTRO! La gioia era immensa: eravamo in vantaggio e finalmente avevo segnato il mio primo gol. E che gol!!!  Per la cronaca, la partita finì 2 a 2.

La prima stagione Randagia si chiuse con buoni risultati. Non mi ricordo perfettamente, ma credo che per la prima volta i Randagi non finirono ultimi in classifica.

 

Negli anni successivi avevamo un problema chiamato Portiere. Quello storico, il "Boranga", aveva mollato...bè, arrivato a quasi 60 anni era anche plausibile! Dopo di lui, si alternarono se non sbaglio altri 3 o 4 portieri, poi ritornò per qualche partita ancora il Bora. Passammo dal Fabrizio - soprannominato, da me, in quel di Pontecosi "il presa a sambuca" perchè quando parava sembrava briaco - al figliolo del Boranga - che del padre ha preso solo il cognome - e fino al Remo Santi - che, immancabilmente, dopo aver preso un gol litigava sempre con il Burdi... Tante pere ma quante risate!

 

Ho comunque, di quelle stagioni, ricordi sia buoni che meno buoni. Anche se non vincevamo molte partite, il gruppo piano piano somigliava sempre di più ad una squadra ed era molto positivo, pieno di gente con cui puoi sempre fare una chiacchierata seria e dopo un secondo parlare di cazzate assurde...Mi trovavo e mi trovo tutt'oggi benissimo con i miei compagni, ed è per questo che negli anni non ho mai pensato neppure per un momento di potermene andare via. Eravamo ultimi, o quando andava bene penultimi, nell'ultimo campionato possibile del gioco del calcio, eppure ci stavo bene...

 

Mi ricordo, in particolare, una stagione nella quale alla fine di novembre i punti in classifica erano ancora zero. Forse anche i gol fatti non arrivavano a dieci. Giocavamo in casa contro il Villareal, squadra che ogni anno lottava con noi per non arrivare all'ultimo posto: partivo dalla panchina, ma a fine primo tempo, sul risultato di 1 a 0 per lòro, il mitico Mirko mi fece scaldare e quindi entrare, dopo pochi minuti della ripresa. Avevo voglia di spaccare il mondo: dopo una prima occasione dove il portiere fece una buona parata, in una mischia, su assist del Simone Biagioni trovai l'angolino basso e portai la squadra al pareggio. Primo punto stagionale grazie a un mio gol: doppia gioia!

 

La mia stagione migliore in termini di gol fu il 2008/2009. Venne a giocare con noi il Mario Paolini: carattere un po' particolare, non riusciva a capirsi con i vecchi, diciamo così, ma in campo era veramente bravo. Fece una decina di gol e altrettanti assist, e io riuscii a segnare 4 gol nel corso della stagione, giocando di punta e qualche volta a centrocampo.

Alla prima giornata di quel campionato, mi ricordo, vincemmo 4 a 1. Dopo soli 30 secondi eravamo in vantaggio: il Robe fece un cross insidiosissimo dalla destra, talmente insidioso che a quel gol ci ho creduto solo io che l'ho fatto, dato che il portiere avversario (giocavamo contro il Villareal e in porta c'era il figliolo del Boranga) aveva la palla in mano, e tutti si stavano girando per rientrare nelle loro posizioni, mentre io - siccome lo conoscevo bene! - rimasi lì ad aspettare la frittata, che puntualmente avvenne. Non mi rimase che appoggiare la palla in fondo alla rete, e così feci.

Nel secondo tempo una situazione analoga, stavolta però su un tiro del Mario, il Boranghino respinse la palla anche abbastanza bene ma dritta nella mia direzione e, se la memoria non mi inganna, segnai anche il 2 a 0!

Nella seconda partita di quel campionato, trovai il 3° goal consecutivo dopo soli 5 minuti (sono stato capocannoniere del campionato per una giornata!): giocavamo in casa contro la Villetta e appoggiai il pallone in rete dopo una bella azione Paolini-Giampieri-Mazzolini. Se non mi sbaglio, però, la partita fini 2 a 1 per lòro...

Alla terza giornata il Cia si ruppe tibia e perone al Poggio. Un brutto episodio, che accogliemmo con immenso dispiacere...e come puzzava quella sera all'ospedale!

 

Ricordo un altro episodio di quegli anni: un sabato pomeriggio, a Cerretoli, ero in panchina e stavamo vincendo 1 a 0. Entrai nel corso della ripresa. Dopo due minuti feci un normale fallo a centrocampo e l'arbitro (Lenzarini, mi pare) mi dette rosso diretto! Rimasi sorpreso e deluso: lasciare i compagni in 10 in quel momento di sofferenza mi dispiaceva...la partita finì 1 a 1, ma il mio ricordo non si limita a questo episodio: mentre stavamo rientrando negli spogliatoi, infatti, l'allenatore avversario si lasciò sfuggire un "guarda con chi stavamo perdendo!"...il fato volle che da lì passasse e sentisse tutto Burdisso! Scoppiò una vera e propria rissa...morale della favola: 9 mesi di squalifica ad entrambi.

Penso che sia stato proprio in quei nove lunghi mesi che Burdi ha maturato l'idea di fare "il passo", prendendo la decisione che ha portato i Randagi Apuani a essere quello che siamo oggi: infatti, dopo essere rientrato dalla squalifica, il Burdi giocò un altro anno e poi, complice l'addio del Mirko Fanani, iniziò ad allenarci.

 

L'ultimo anno del Fanani fu avaro di soddisfazioni. La prima vittoria stagionale portò comunque la mia firma: feci l'1-0 su un rigore procurato dal Simone Bravi in quel di Villa Collemandina, contro il solito Villareal. Poi lòro pareggiarono, ma nel finale Tudor ci regalò la vittoria e, se non sbaglio, fu quello il primo goal del Tudor in maglia Randagia. 

Finimmo comunque quella stagione molto male, perdendo ai rigori contro il Villareal lo spareggio per entrare in coppa Garfagnana. Fu l'ultima partita con il Mirko in panchina, e fu un dispiacere per tutti: lasciarsi così, senza poter gioire... Purtroppo sbagliai il primo rigore della serie: piansi tanto, quel giorno. Ma ho pianto di più il giorno in cui ho saputo che il Mirko ci aveva lasciato, per sempre...

 

Al  Mirko va il mio più caro ricordo: per il suo sorriso contagioso...la sua voglia di vivere...di divertirsi...ricorderò sempre con profondo affetto i suoi occhi pieni di gioia quando vincevamo le poche partite che abbiamo vinto...quando ho segnato quei pochi gol...e mentre esultavo lo vedevo saltare e urlare in panchina...mi rendeva ancora più felice...

L'ultima volta che l'ho visto, ci siamo abbracciati con tanto calore. Era nell'estate del 2014: vedendo quel cappellino rosso in lontananza, lo riconobbi subito. Un forte abbraccio...quattro parole... Se avessi saputo che quella sarebbe stata l'ultima volta, sarei stato per ore a parlare con te, a ricordare i vecchi tempi... Te ne sei andato troppo in fretta, ma sono convinto che, se e quando verrà quel giorno, ti vedrò saltare e urlare come un pazzo, là, su quella panchina che per anni è stata la tua...

...continuo nella prossima puntata...

Randagi si nasce #3

Randagi si nasce #3

terza e ultima puntata, scritta dal Save

 

Estate 2011. Sono appollaiato in piscina a Gallicano, scorgo in lontananza quella che mi sembra la controfigura di Carlo Conti, abbronzato più di un marocchino, e invece è il Cia, che mi si avvicina e mi dice: "Ad agosto si comincia e allenatore sarà il Burdisso!!".

Rispondo: "Bene! Mi stavo preoccupando perché non si era fatto vivo nessuno...ma io ci sono sicuramente!".

Stranamente, quell'anno non saltai neanche la prima settimana di preparazione (sono solito andare in vacanza alla fine di agosto). All'inizio facevo fatica a vedere il Burdi come allenatore, non perchè non lo ritengo tale, ma perchè soltanto pochi mesi prima era in campo a sudare correre sbagliare insieme a noi.

La novità di quel primo anno di gestione Burdisso fu l'ingresso nella rosa dell'Erik, fratello del Gabrio (storico centrocampista randagio). Entrato in punta di piedi nello spogliatoio, fu capace di rendersi importante per la squadra e per il gruppo in pochissimo tempo: tanto che, alla prima partita di campionato in quel di Camporgiano, arrivò subito il primo gol del piccolo di casa Franchi, (piccolo anagraficamente, s'intende!). Ho un bel ricordo di quel pomeriggio - per quanto, se la memoria non mi inganna, mi pare che lo passai tutto a sedere in panchina. Su una punizione per noi da centrocampo, il Biscio andò sul pallone esclamando "Vai Tudor!!!!": la palla arrivò delicata in area di rigore ad almeno 10 metri da dove era il Tudor, ma la fortuna volle che l'Erik fosse lì appostato, e fu bravo di testa a segnare un gran bel gol. La partita poi finì 1 a 1.

In quella stagione, dopo un anno sabbatico, era tornato a giocare con noi anche il Radicchi. Giocava, per scelta dl Burdi, libero. Scelta che negli anni a seguire si sarebbe dimostrata più che vincente. Con il Radicchi avevo sempre avuto un buon rapporto...cioè, "ciao, come va?" e niente di più, a dire il vero...ma durante quell'anno, si instaurò tra di noi un bel rapporto di amicizia, che negli anni successivi mi avrebbe fatto digerire meglio le scelte del mister.

Con il Radi parlavo durante gli allenamenti, nel corso della settimana per email o messaggi, e parlavamo di tutto, spaziando dall'analisi dell'ultima ai racconti del poker. Quando il mister non mi faceva giocare (all'epoca giocavo punta), lui mi tranquillizzava e mi tirava su di morale. E si spiega così l'episodio di quel pomeriggio a Cerretoli: quella volta, per fortuna, partivo titolare, dopo pochi minuti mi capita un pallone dal limite dell'area, calcio di destro e segno, e poi d'istinto vado subito ad abbracciare il Radi...un momento che ricordo con piacere, anche se poi la partita finì purtroppo 3 a 2 per loro, mi sembra.

Il primo anno del Burdi fu molto positivo: il piazzamento finale non me lo ricordo (lui lo saprà sicuramente), ma sfiorammo i playoff UISP per la prima volta nella storia della società.

Mi ricordo ad esempio le 3 partite contro il Pontecosi, finite tutte pari (se non è cosi correggi Sco!!! --> risposta: "e chi se lo ricorda?!?!"), in una segnò addirittura il Tolla (SCO: "questa ahimé me la ricordo!"), ma quello che più mi piaceva era che per la prima volta in tanti anni che ero nei Randagi la domanda finale non era:" Oggi quanto avete perso?", ma "Che avete fatto?". Sembra una bischerata, ma a me faceva molto piacere!

Il merito di questa nostra maturazione come squadra va condiviso con tutti: chi più chi meno, tutti hanno contribuito a questo miglioramento, anche gente come l'Angelo Mori - che dopo due panchine lasciò la squadra - ci ha aiutato a crescere e a capire quale dovesse essere l'atteggiamento giusto per crescere come squadra e come gruppo...ovvero fare il contrario di quello che aveva fatto lui!

La partita più bella di quella stagione fu la vittoria in casa contro gli Avvoltoi delle Polle (che, se non sbaglio, vinsero poi la Coppa o il Campionato): vincemmo 1 a 0, il marcatore non me lo ricordo, ma si vide per la prima volta la grande squadra che negli anni a seguire siamo diventati. E, anche se non giocai un minuto (che novità!), a fine partita, dopo aver sopportato le galline (...ehm...tifose) avversarie che avevano urlato per tutta la partita, inavvertitamente mi cascarono i guanti e, per raccoglierli, sempre inavvertitamente, mostrai il mio fondo schiena alle gallinetifose che incominciarono a gridare come pazze...

 

La stagione 2011/12 si chiuse bene: eravamo tutti contenti per il bel campionato, meno per la Coppa Garfagnana dove, se non mi ricordo male, nell'ultima partita era titolare perfino il Burdisso... Ci restava un grosso punto di domanda: cosa avremmo potuto fare se ci si fosse iscritti al campionato amatori AICS Lucca, dove giocano più squadre e ad un livello più competitivo, alla nostra portata? E fu proprio con questo interrogativo che nella stagione successiva decidemmo, tra legittimi dubbi e inevitabili "paure", di iscriverci al campionato amatori AICS.

La squadra era cambiata in alcuni elementi: avevamo acquistato due punte (Donati Filippo e Mori Giacomo) e se non mi sbaglio anche il Daniele Biagioni (difensore/centrocampista), ma lo zoccolo duro della stagione precedente era stato confermato.

Aveva però lasciato la squadra il Gabrio, capitano dell'ultima stagione UISP, e la fascia era passata nelle mani e al braccio del Robe. Fui dispiaciuto dell'addio del Gabrio, che comunque, appena aveva un po' di tempo, si faceva sempre vedere al campo e a qualche cena; contemporaneamente, ero contento per il Robe, che rappresentava e ancora oggi rappresenta alla perfezione l'anima dei Randagi: anche ora che, con l'età che avanza, ha lasciato la fascia a un altro grande capitano, è sempre pronto a lottare con i compagni e a sacrificarsi per ottenere quel punto in più che fa tutta la differenza del mondo.

Il mio rapporto con il Robe ha avuto una lenta evoluzione. Ricordo che i primi tempi non mi poteva vedere: bè, ci credo, la prima volta che ci giocai a calcetto ci mancò poco che con la mia finezza gli amputassi una gamba! Dopodiché, ovviamente, ci misi un bel pò per instaurare un rapporto con lui. Oggi, a distanza di anni, devo dire che mai fallo fu meglio speso, se ci ha portato al bel rapporto che abbiamo ora!

 

Estate 2012. Durante la preparazione, il Mister mi dice chiaramente: "Siccome tengo a te e ti considero importante per il gruppo, e siccome quest'anno ci sono attaccanti più bravi di te mentre abbiamo carenze sia numeriche che qualitative in difesa, perchè non provi a giocare un'amichevole da terzino, cosi vediamo se puoi ritagliarti un po' di spazio in futuro?".

La mia risposta fu: "L'allenatore sei te e io gioco dove vuoi, ma se proprio devo giocare in difesa, in passato ho giocato libero e mi troverei più a mio agio in quel ruolo!".

Sicchè da quell'anno, complici anche i parecchi chili che avevo messo su, iniziai a giocare e ad allenarmi più che altro da libero. Ero contento, perchè era un ruolo che, soprattutto da piccolo, mi piaceva molto, ed ero contento anche perchè se non giocavo io giocava il Radicchi, e questo mi faceva piacere!

La prima partita la giocai un martedì sera a Margine Coperta contro il Real Borgo Pittini: feci tutto sommato una buona gara, anche se perdemmo 2 a 1. Peccato, ma - come ha già detto il Mazzo - da quella sera scoccò in noi una scintilla e iniziò un nuovo campionato: inanellammo una serie di risultati utili importante (per le cifre precise citofonare Buonaccorsi Andrea), grazie sicuramente a quella cena, che testimoniava la nostra voglia di stare insieme, prima e dopo le partite, ma quell'anno c'era anche il gusto di vincere, di essere lassù in classifica, e questo per la prima volta ci portava a correre di più e ad essere più concentrati.

Giocai altre 4 o 5 partite da titolare, e forse altre due o tre dalla panchina. Ma non mi importava: eravamo messi bene in classifica, si vinceva, si pareggiava e a volte si perdeva, ma io ero contento perchè stavo bene con tutti, e il gruppo era forte!

Poi arrivò quella domenica mattina, in casa della Juve Lucca. Era l'ultima giornata di campionato, dovevamo vincere e sperare che almeno una delle due di testa non vincesse per arrivare almeno secondi e promuovere direttamente in IV serie A. Bomber Donati segnò una doppietta in appena 10 minuti e vincevamo 2 a 0; poi un infortunio, brutto, del Mazzo, con il ginocchio che sembrava aver fatto crack...subimmo di sicuro un contraccolpo psicologico...fatto sta che finimmo per perdere 3 a 2. La grinta che mettevo dalla panchina, nell'incitare i compagni, la voglia che avevo di vincere per sperare nel miracolo finale mi fecero crollare in un pianto quasi disperato. Fu una delle partite più emozionanti e allo stesso tempo tristi della storia dei Randagi (ricordo, per esempio, che a metà secondo tempo corsi dall'altra parte del campo per dire una cosa a Burdisso che stranamente era in tribuna squalificato...). Quella è stata la stagione in cui anche noi stessi fummo sorpresi di poter essere finalmente competitivi per vincere qualcosa!


La storia volle che, la settimana successiva a quella ultima brutta giornata di campionato, cominciassero per noi i playoff (traguardo mai raggiunto prima nella storia randagia). La prima partita ci opponeva proprio alla squadra che una settimana prima ci aveva fatto disperare: la Juve Lucca!
Non ricordo nitidamente ogni singolo minuto di quella partita...l'adrenalina era talmente alta che i ricordi sono sempre sfocati, sfumati...ma mi ricordo la corsa contro il tempo e contro il proprio fisico che fece il Mazzo per essere in campo: miracolosamente ci riuscì, e sul risultato di 1 a 1 trovò anche un bel gol che ci portò in vantaggio. Pochi minuti dopo venne il pareggio e andammo ai supplementari. Ancora non ero entrato in campo, ma ero pronto e voglioso di farlo, anche solo per tirare uno degli eventuali calci di rigore. A pochi minuti dalla fine dei supplementari il Fabio Bertoncini fu esplulso per doppia ammonizione, e l'Andrea mi mise in campo togliendo il Giacomo per chiudere ogni varco nei minuti finali: così fu, perché il primo pallone lo toccai praticamente sulla nostra linea di porta salvando il risultato. Poi vennero i rigori e, si sa, quelli sono una lotteria...

Quell'anno chi usciva al primo turno dei playoff giocava anche la Coppa Primavera. Dopo una settimana tornammo dunque in campo, in casa, per l'ottavo di finale di Coppa: eravamo un po' scarichi e stanchi e pareggiammo anche quella partita. Stavolta però i rigori ci furono amici e passammo il turno con gol decisivo del Biscio!

Purtroppo nei Quarti di Finale perdemmo nuovamente ai calci di rigore, dopo aver giocato due grandi partite sia all'andata che al ritorno contro una squadra di una categoria superiore alla nostra (il Ponte a Moriano). Uscivamo a testa alta, ma con tanto amaro in bocca!
Amaro in bocca che non ci tolse comunque la voglia di festeggiare in grande stile quella bellissima annata. Il 28 giugno 2013, se non sbaglio, con un pulmino a noleggio partimmo in una ventina, tutti vestiti con la solita maglia celebrativa che feci stampare io, e andammo a trascorrere una serata a Viareggio. Ora, per raccontarla mi ci vorrebbe troppo tempo, ma sono ricordi che porterò sempre nel mio cuore!

 

L'anno successivo, il nostro secondo in Aics, io e altri ragazzacci di Gallicano facemmo un colpo di mercato importantissimo: venne infatti a giocare con noi il Mazzanti Alessandro, per gli amici il Viarella, da un annetto a questa parte il nostro Capitano. Un Capitano silenzioso, ma che quando è il momento di farsi sentire sa come fare, e soprattutto un ottimo giocatore, centrocampista con il vizio del gol e tanta tanta qualità palla al piede.


Per me non fu una bellissima annata, soprattutto perché fui falcidiato dagli infortuni. In preparazione stavo abbastanza bene, correvo anche più di quanto non avessi fatto negli anni precedenti, ma alla prima amichevole sentii una fitta all'altezza dell'ingiune. Sottovalutai il problema e, dopo un riposo di qualche giorno, tornai ad allenarmi; il dolore però non passava, e così decisi di andare dal Pepe: la sua diagnosi fu impietosa e mi costrinse a 2 mesi di stop per "stiramento del grande addutore destro". Cercavo comunque di non far mancare il mio supporto ai ragazzi, ma per me fu un periodo duro: stavo male a non giocare, a non poter aiutare i compagni, ma ogni sabato ero in panchina o in tribuna a urlare FORZA RANDAGI!!!


Ripresi l'attività dopo un paio di mesi e, nel match di Coppa contro il Ponte United, giocai quasi tutta la partita da libero (devo dire che giocai anche discretamente). La partita fini 0 a 0 e naturalmente perdemmo ai calci di rigore... epperò che palle!!!!!


Dopo quella partita rigiocai altre tre o quattro volte in campionato. Finché non arrivò quel sabato pomeriggio, quel maledetto sabato pomeriggio di fine febbraio (ormai due anni fa): vista la carenza di punte, quella volta l'Andrea mi disse: "Oggi avresti giocato titolare in difesa, ma visto che mancano alcune punte preferisco farti partire dalla panchina e poi semmai entri nel secondo tempo davanti!". Accettai, in fondo avrei comunque giocato, se pensava che fossi più utile così a me andava bene. Infatti, dopo una decina di minuti del secondo tempo entrai in attacco: ci fu un rinvio del nostro portiere, il Michelone, io tentai lo stop in mezzo a due difensori di destro, ci riuscii e appoggiai la palla al Mazza, ma nello stesso momento sentii una fitta all'inguine sinistro, un dolore forte, e capii subito che al 99% la mia stagione sarebbe finita lì, in quel fangoso e freddo sabato di febbraio contro il Ponte United...


Fu così: iniziai subito le terapie del caso e, dopo qualche settimana, su invito del Pepe, provare di nuovo a correre, ma il dolore non diminuiva. Poi, complice anche una squalifica quanto meno esagerata (da marzo al 31 maggio) per aver diviso una rissa con la bandierina in mano e poi aver tirato quest'ultima quasi addosso all'arbitro, "tralasciai" le terapie e, rassegnato per aver ormai perso quella stagione, mi limitai ad andare a vedere le partite da fuori, urlando qualsiasi cosa contro arbitri e avversari!


In campionato, se non sbaglio, arrivammo quarti o quinti. Approdavamo ai playoff per il secondo anno consecutivo, e per il secondo anno consecutivo non superammo il primo turno; così come non superammo il primo turno nemmeno della Coppa! Eppure, il giorno dopo esser stati eliminati da tutto, facemmo un pranzo a casa del Mazzo: eravamo quasi tutti, e il gruppo che stava crescendo così in fretta mi piaceva sempre di più!

 

La stagione successiva - ormai siamo alla stagione scorsa, 2014/15 - fu per me ancora più buia che quella precedente: in preparazione notai subito che il dolore all'inguine non guariva...terapie su terapie, riposo riposo riposo, e ricominciai ad allenarmi con i ragazzi solo a febbraio, dopo quasi un anno di stop, dopo più di un anno lontano dai campi, dall'odore del campo, dal freddo degli spogliatoi spersi nella lucchesia, lontano dalle docce dopo gli allenamenti con il Pippo ad alzare l'acqua per far incazzare Burdisso e gli altri, lontano dalle chiaccherate con il Radicchi mentre provava a farmi correre un po' di più...ho sofferto tanto in quel periodo, a volte non riuscivo neanche a venire a vedere le partite per la rabbia e il dispiacere, però ogni volta che rimettevo piede nello spogliatoio, vedendo come tutti mi volevate bene, mi ripagava di tutte le sofferenze, di tutti i sabati costretto fuori, o a sedere in panchina consapevole del fatto che più che incitarvi non potevo fare. Avete provato a regalarmi un sogno anche lo scorso anno, ci siamo arrivati vicino, molto vicino, ma poi alla fine gli altri sono stati più bravi e hanno meritato di stare davanti.

Non mi dimenticherò mai quando, all'ultima giornata di campionato, ho fatto il mio esordio in campo e tutti mi avete fatto l'ovazione: mi ha ripagato di tutti quei mesi di sofferenza...GRAZIE!

In realtà, posso dire di aver contribuito anche io alla storia di quella stagione dei Randagi: giornata successiva, primo turno secco dei playoff, contro lo Stella a Nozzano si perdeva 1 a 0 e mancavano pochi minuti alla fine. Mossa della disperazione, entro io ed esce il Radicchi: faccio la punta per gli ultimi minuti, in qualche maniera conquisto un angolo, dall'angolo cerco di saltare, ma scivolo, il difensore che mi marcava si butta la palla dentro da solo, PAREGGIO!!!

Nei supplementari eravamo in buon controllo della situazione. Ero passato intanto a giocare libero: a pochi minuti dalla fine ho visto il loro attaccante partire in velocità e, senza pensarci due volte, l'ho steso, letteralmente, con un intervento salva-risultato. L'arbitro si stava avvicinando a me...io ero sicuro di non essere ultimo uomo!...allora ho iniziato a offenderlo in ogni modo, finché lui mi ha detto: "Infatti non ti volevo buttare fuori, ma se mi dici così mi costringi!". Rosso per me, dunque, ma l'importante era vincere: e infatti abbiamo vinto, ai rigori, e per la prima volta abbiamo superato il primo turno dei playoff!

E' durata poco: nei Quarti di Finale ci è toccata la Folgore Pian della Rocca, che era arrivata seconda in IV Serie Girone A, e siamo usciti, con molto rammarico ma giocandocela, come sempre, a testa alta.

 

La storia di quest'anno la stiamo scrivendo tutti insieme...e avrei tanta voglia di scrivere un altro capitolo.

 

DIPENDE SOLO DA NOI! FORZA RANDAGI!!!

Un piccolo pensiero per un grande amico

Un piccolo pensiero per un grande amico

scritto dal Piga

Ho conosciuto Mirco Fanani quando la mia mamma insegnava alle elementari al Crociale. Ci siamo frequentati parecchio nel periodo dell'adolescenza. Poi le nostre strade si separarono come spesso accade quando si cresce e la vita ti porta verso altre amicizie.

Accolsi la notizia della sua malattia con molta tristezza. Aveva giocato a calcio con ottimi risultati ed io sapevo della sua passione, così nel 2003 decisi di sentirlo per venire ad allenare la neonata squadra dei Randagi Apuani di Bolognana. Decise di accettare e furono otto anni bellissimi. Eravamo abituati alle sconfitte perché perdevamo tutte o quasi le partite ma, per noi e per lui, l'importante era divertirsi e stare insieme.

Nel 2011 decise di abbandonare. Continuò per un po' di tempo a venire a tifare quelli che per tanti anni aveva chiamato con orgoglio "i miei ragazzi". Poi la nuova ricaduta. Il "Mircolino", così era conosciuto nel paese di Pian di Cerreto, era tifosissimo dell'Inter, simpatico, di animo buono e dotato di un carattere forte. Sapeva discutere cercando di capire se faceva la cosa giusta oppure no. L'ho visto poche volte triste e, se lo era, trovava immediatamente l'energia per tirarsi su di morale. Aveva una grande forza interiore e credo che questa sia la caratteristica che colpiva di più chi lo conosceva.

Abbiamo fatto tante risate assieme e quello che mi mancherà sarà proprio il suo senso dell'umorismo e la sua allegria contagiosa. Sono sicuro che per molto tempo, quando sarò a giocare, sentirò la sua voce che grida: "Forza Piga, forza Randagi!".

La mia Storia Randagia

La mia Storia Randagia

scritta dal Cia

 

La mia storia inizia così: il Michelino mi chiese se volevo far parte di una squadra che doveva iscriversi alla 3° categoria, e io dissi di sì! (I Randagi dovevano partire dalla 3° categoria, ma poi scelsero gli Amatori UISP della Garfagnana).

Il primo allenamento venne fatto, mi sembra, il giovedì prima della partenza del campionato, a Cascio!

La prima partita si perse 12-0 contro il Corfino. Io partii titolare terzino sinistro! 

Poi la prima vittoria: io ero in porta, si vinse 6-1 e sull'1-1 feci un miracolo ma poi si vinse!

Il mio primo goal lo segnai su rigore a Corfino, sull'8-0 per loro. Mi levai pure la maglia per festeggiare: pensate voi come eravamo messi bene!

Il giorno che mi ruppi tibia e perone entrai in campo incazzato per non aver giocato la partita precedente, volevo dimostrare all'allenatore Mirco Fanani che aveva sbagliato a non farmi giocare! Ho voluto ritornare a giocare dopo l'infortunio, ma ho capito dopo poco che non ce la facevo più...

Il finale...lo stiamo scrivendo in questa stagione!

O forse non è il finale? ...

Dove tutto ebbe inizio...

Dove tutto ebbe inizio...

scritto dal Piga

 

11 Settembre 2001. Vi dice qualcosa questa data? A me sì! Nella mia memoria è il giorno in cui si svolse il primo allenamento dei Randagi Apuani. Il campo era quello di Cascio.

Ma partiamo dall’inizio.

Era una sera d’estate del 2001, ero al bar Olimpia di Pieve Fosciana. Al banco incontro un mio grande amico, il grafico di Castelnuovo di Garfagnana, Enrico Lotti assieme ad Andrea Castelli, castiglionese di origine. I due sono cugini .

“Piga che prendi?” “Una coca!”.

“Che fate di bello?” “Siamo andati dal Turriani, dirigente Uisp, perché vorremo fare una squadra di calcio amatoriale!”

“Davvero?”

“Sì, voglio fare un po’ di sport: sto chiuso in ufficio parecchie ore, e il sabato mi devo sfogare!”

Sfogare, o probabilmente “sfogà” in garfagnino fu la parola che mi colpì e che mi è sempre rimasta in mente. Non una squadra di calcio per vincere, ma una squadra per rilassarsi e divertirsi.

 

Passarono un po’ di giorni. Un pomeriggio sono ad annoiarmi sui libri di Energetica con il Luigi Bavaro: “Sai che il Lotti fonda una squadra di calcio?”

“Sì, l’ho incontrato un paio di mesi fa alla Pieve, mi ha raccontato…”

“Mi tessero anch’io, probabilmente farò il dirigente!”

“Ma dai!”

“Sì, e poi ci saranno anche i fratelli Castelli, Andrea e Luca, e poi Il Maurizio Pioli.”

“Ma…. e poi? Per una squadra ci vorranno almeno una ventina di tesserati!”

“l’Enri  ha sentito delle persone di Cerageto, ma questi hanno detto che vogliono fare le cose seriamente … allora ha contattato dei ragazzi di Gallicano e si è trovato d’accordo con loro!”

“Certo che il Lotti è spettacolare! Non gli interessa fare un bel campionato?”

“Ha detto che la squadra che vuole lui deve servirgli da sfogo!”

Mi metto a ridere.

“Perché ridi?”

“Perché è più o meno quello che ha detto a me!”

Un attimo di silenzio, poi il Gigi mi fa: “Perché non vieni anche te?”

“Mah… io è sono vari anni che non gioco. Ho fatto un campionato giovanissimi a Pieve Fosciana e ho tre presenze nel Cerageto risalenti a quando avevo diciotto anni. Ora ne ho ventinove! Mi sembra un po’ tardi per iniziare!

“Che te frega!? Te l’ho già detto … è per divertirsi!”

Ci penso un po’, poi gli dico: “E se poi la cosa non mi piace e decido di lasciare!”

“Lasci!”

“Ok, però poi se non mi vedete più, non ci restate male. Fra lo studio e le altre cose…”

“Vai tranquillo!”

 

E così dopo quindici anni gioco ancora in questa squadra...

Si parte!

11 Settembre 2001. Non sono così sicuro che sia proprio quello il giorno preciso del primo allenamento. Può darsi che la memoria  mi inganni. C’è, però (udite udite), un filmato a testimonianza di ciò.

 

Nei giorni precedenti all’inizio della preparazione, ho avuto il tempo di “stressare” un po’ di persone per convincerle a venire con me nella nuova squadra. Una di queste è il Gabrio Franchi, l’altro è lo Stefano Salotti. E’ proprio con il Gabrio che arrivai al campo di Cascio per iniziare questa avventura.

Sul campo di Cascio, parzialmente franato e ridotto ad un campo da 7 contro 7, ci allenavamo con la squadra di Fosciandora.

 

Mi ricordo parecchie cose di quella prima volta. Ricordo lo Ste che mi dà il cinque, contentissimo anche lui di aver iniziato a giocare (per molti si è trattato della prima esperienza calcistica); mi ricordo del mister Dino Ponziani, che mi chiese se mi andava di fare il terzino; e mi rammento della mia risposta: un “no!” secco. E poi l’Igor “Gegio” Cassettari che negli spogliatoi mi chiede: “Te quanti anni hai?”. “Ventinove!”. “Anche te sei lì...”.

“Sei lì?”...cioè? Nel senso che hai passato l’età per giocare? Chissà che intendeva il mitico Gegio...

 

Negli allenamenti successivi giocammo qualche “amichevole” con il Fosciandora, con risultati discreti. Questo ci diede morale, che crollò forse del tutto dopo la prima partita (di questa ne riparleremo).

 

Arriviamo alla domanda che vi ha accompagnato in queste righe: il filmato...chi lo ha fatto? E soprattutto: esiste ancora?

Il regista della "prima" era il mitico Riccardo “Cocò” De Cesari.

Alla seconda domanda, invece, non so rispondere. Però, ora che mi si è riaccesa la lampadina proverò ad indagare…